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Sostegno per l'inclusione attiva, nelle Marche accolte 700 domande su 3000

L’Alleanza contro la Povertà in Italia ha svolto una ricerca per il monitoraggio del Sia – Sostegno per l’Inclusione attiva, relativamente all’anno 2017, al fine di valutare i possibili meccanismi di implementazione di tale misura, individuando le dinamiche che ne ostacolano o favoriscono il successo. Nelle Marche, in cui l’Alleanza contro la Povertà è attiva dall’ottobre del 2015 e i due portavoce sono Simone Breccia, responsabile Welfare Caritas Marche e Fabio Corradini, responsabile Ufficio welfare e politiche sociali Acli Marche, l’indagine ha coinvolto il 92% degli Ambiti territoriali sociali regionali. Una percentuale che testimonia l’importanza della misura, richiesta solo nella nostra regione da circa 3.000 potenziali beneficiari, ma anche le sue carenze dovute soprattutto ai requisiti stringenti di accesso, visto che l’accoglimento effettivo delle richieste ha riguardato solo 700 persone. Con l’entrata in vigore dei criteri allargati del Sia, approvati nel mese di aprile 2017, si prevede l’ampliamento della platea dei beneficiari a livello nazionale di circa 1,8 milioni di persone in condizione di povertà, per una spesa di oltre un miliardo e 700 milioni per il 2018 e oltre 2 miliardi per il 2019. «L’indagine ha messo in luce proprio queste criticità – spiega Simone Breccia – nonostante la predisposizione di progetti personalizzati da parte degli Ats marchigiani (11 Ats ne hanno realizzati il 76%, 4 Ats tra il 51% ed il 75%, 4 Ats tra il 50% ed il 26%, 2 Ats intorno al 25%), risultano infatti carenti gli interventi di inclusione lavorativa e lework experiences come forme di esperienze attivate direttamente dagli Ats, Comuni e Servizi per l’impiego attraverso tirocini, cantieri sociali, prestazioni di lavoro socialmente utile, assegni di ricollocazione individuale, microcredito per attività autonome/d’impresa.» Di fatto, quel che si rileva dunque è la forte difficoltà di agire sul fronte dell’inclusione lavorativa e socio–lavorativa dovuta alla carenza di interlocuzioni interistituzionali e di una forte regia politica della Regione Marche che possa creare reti integrate tra sistemi pubblici e pubblico/privato, valorizzando e connettendo le tante sinergie presenti sul territorio. «Nell’attivazione e nel buon funzionamento del Rei, che andrà a sostituire il Sia a partire da gennaio 2018 – sottolinea Fabio Corradini – dovrebbero vedere concretizzarsi i percorsi appena avviati nella nostra Regione, sui quali, come Alleanza contro la Povertà, ci siamo confrontati da tempo e diverse volte con la Regione Marche. Giova infine ricordare – continua Fabio Corradini – che con l’approvazione da parte del Governo del decreto attuativo della Legge delega di contrasto alla povertà, si rende operativo di fatto il provvedimento d’introduzione del Reddito d’Inclusione Sociale (Rei). Il testo recepisce sostanzialmente i contenuti del memorandum siglato il 14 aprile tra Governo e Alleanza contro la povertà in Italia, relativamente ai punti d’intesa raggiunti. Siamo però solo all’inizio del percorso. Infatti, la vera sfida del REI, è fare in modo che ogni “cittadino povero” possa ricevere un adeguato pacchetto di riposte, composto sia da un contributo economico sufficiente a raggiungere uno standard di vita decente, sia da servizi del welfare locale capaci di offrire la concreta possibilità di modificare il proprio percorso esistenziale».

Articolo pubblicato su Emmausonline del 18 luglio 2017

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