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MIGRANTI. DUE PUNTI FERMI SE VOGLIAMO RESTARE UMANI: LA POVERTA’ NON È UNA COLPA, FUGGIRE DALLA GUERRA È UN DIRITTO

Dall’inizio dell’estate abbiamo assistito a un crescendo di fatti ingiusti, spregevoli e disumani: - La criminalizzazione delle ONG che soccorrono i migranti nel Mediterraneo - I provvedimenti presi nei confronti dei migranti sui barconi per rimandarli in Libia (in vere e proprie trappole di detenzione, di sequestro e di tortura) - Il rinvio della legge sulla cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese (il cosiddetto “Ius Soli”) - Lo sgombero a Roma di abusivi (rifugiati eritrei) con il ricorso a colpi di idrante e di manganelli. Si tratta di eventi che vanno verso un’unica tragica direzione: la crescita dell’odio razziale e dell’intolleranza nei confronti dei più poveri. Da una parte c’è un’opinione pubblica risentita, disinformata e impaurita ad arte da politici e mezzi di comunicazione senza scrupoli. La predicazione mediatica e politica ha gonfiato le dimensioni e i problemi connessi al fenomeno migratorio ed ha prodotto una opinione pubblica (spesso i cittadini più deboli, ma non solo) che cerca la tutela solo attraverso l’esclusione e il respingimento di chi fugge dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Dall’altra c’è una politica (compresi settori del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico) che ricerca consensi elettorali con una campagna anti-migranti che insegue il leghismo razzista e la destra xenofoba, rinunciando a politiche strutturali di integrazione. Mentre avviene tutto questo, non solo si accusa di “buonismo” chi dà un sostegno umanitario sostituendosi, con un’azione di supplenza, alle istituzioni italiane e europee; ma si arriva anche a colpevolizzare i migranti perché poveri, come se fosse una colpa essere poveri , fuggire dalla guerra, cercare un futuro migliore, quando l’unica “colpa” di chi emigra è quella di essere nato in un posto sbagliato (noi abbiamo avuto la fortuna di nascere nel posto giusto, sicuramente nella parte più facile del mondo). In nome della difesa dei nostri diritti e dei nostri privilegi, stiamo cancellando i valori costituzionali di libertà, di giustizia e di solidarietà su cui si fonda la nostra identità. E tutto questo per fermare i migranti che “pretendono” il diritto alla vita e a una vita dignitosa. La gestione del fenomeno migratorio è indubbiamente un fatto difficile e complesso; ma, proprio perché siamo di fronte a una delle sfide più grandi dell’età contemporanea, un Paese civile e veramente democratico deve saper rispondere con saggezza, generosità e lungimiranza. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – ha scritto Papa Francesco – devono essere le azioni guida per le strategie di inclusione e per le politiche di giustizia e di pace che oggi i Paesi più sviluppati sono in grado di realizzare. Per questo è importante conoscere la realtà evitando i luoghi comuni, approfondire i problemi e scegliere con l’intelligenza della ragione e la sensibilità del cuore che sono le principali caratteristiche degli esseri umani. La crescente violenza, verbale e sostanziale, contro i migranti che si è diffusa in larghi strati della nostra popolazione, oltre che nel linguaggio di molti politici, mostra il vero rischio che abbiamo davanti a noi: non la perdita dei nostri privilegi, ma la perdita della nostra umanità.

Centro Studi ACLI Marche

Per approfondire puoi scaricare qui il documento delle ACLI nazionali dal titolo "Immigrazione e riforma della cittadinanza"

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