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Libia: Acli, affidare all'Onu il comando delle operazioni

«Né la Nato, né tantomeno i singoli Stati “volenterosi” hanno l’autorità e la titolarità per condurre un’azione militare di questo tipo. Il comando delle operazioni in Libia deve passare il prima possibile all’Onu. Solo le Nazioni Unite possono garantire la trasparenza e la legittimità internazionale di un intervento che sia davvero e solamente a scopi umanitari».  

Lo afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, in riferimento al conflitto in Libia, che vede coinvolte attivamente anche le forze militari italiane. «Quello che sta accadendo conferma quanto sia necessario rivedere le modalità di governance dell’Onu, ancora una volta incapace di esprimersi autorevolmente, autonomamente e tempestivamente. Non possiamo appaltare a Paesi ‘terzi’ l’applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Paesi con propri interessi che si ‘autocandidano’ ad applicare le risoluzioni secondo le loro modalità, travalicando – come appare in questo caso – il mandato dell’Onu».  

Il presidente delle Acli lamenta la mancanza di «un esercito delle Nazioni unite, o, più propriamente, una forza militare stabilmente costituita, attrezzata e adeguatamente addestrata che intervenga con compiti di polizia internazionale, mossa da un organismo non più ostaggio di imperialismi di varia natura. Quand'era Segretario generale Kofi Annan furono fatti molti passi in questa direzione. Nella Caritas in veritate papa Benedetto XVI invocava proprio questo nuovo modo di governare il mondo. Poi vennero le Torri gemelle, la guerra preventiva, e il mondo si è trasformato in qualcosa di molto simile al Far west».

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